sabato 9 dicembre 2017

Autori che meriterebbero di uscire dalla nicchia - Richard Laymon

Ogni tanto vado a scavare tra la nicchia e come un mago che tira fuori il proverbiale coniglio dal cilindro sono riuscito a pescare un autore che mi ha accompagnato con trasporto in questi grigi e apatici mesi autunnali.

Il buon caro Richard Laymon.
E chi è direte voi:
Avete ragione a dirlo.
Chi non è abituato a rovistare tra le bancarelle ed i negozi d'usato non lo conoscerà affatto.
Chi non è informato sul fantastico e vive solo di librerie moderne e fisiche fatte solo di oggettistica e libri degli youtuber di turno, nemmeno.
Io stesso l'ho ignorato bellamente ed in maniera pregiudizievole per tanto tempo.
Vi ho posto rimedio e sono molto felice di averlo fatto.
E sono convinto non sia finita qui, tra me ed i suoi libri.
Richard che purtroppo ci ha lasciato nel 2001 ha avuto una pubblicazione a singhiozzo nelle nostre belle lande, ma alcuni editori come Fanucci prima ed adesso la Indipendent Legends Publishing e la Gargoyle Books stanno provando a divulgarne le storie.
Ce la faranno a farlo e trarne profitto?
Mah, ne dubito.
La mia esperienza con le sue opere è ancora agli albori visto che ho letto solo tre delle sue 13 opere ( senza contare i racconti ), ma già posso trarne un sunto.
Queste sono le opere che ha scritto ( fonte Wikipedia ):

- La Casa Della Bestia ( 1984 )
- La Tana Di Mezzanotte ( 1988 )
- L'isola ( 1991 )
- La Bara ( 1992 )
- La Carne ( 1993 )
- Il Luna Park Dell'orrore ( 1993 )
- Notte senza Fine ( 1994 )
- I Sogni Della Resurrezione ( 1996 )
- Una Notte Di Pioggia ( 1996 )
- Gli Alberi Di Satana ( 1997 )
- Spettacolo Di Morte ( 1998 )
- Melodia In Nero ( 1998 )
- Il Circo dei Vampiri ( 2011 )

Cosa ho letto io:

- La Casa Della Bestia, La Bara e Il Luna Park Dell'orrore.

Posso dirlo tranquillamente: mi ha soddisfatto in tutti e tre i casi.
Certo, il Luna Park Dell'orrore paga il fatto che qui da noi è stato pubblicato dalla Sperling & Kupfer in formato ridotto ed è una scelta inaudita ed incomprensibile.
Un vero peccato, perché da un punto di vista narrativo è un libro che riserva davvero dei bei passaggi ed invece il lettore viene catapultato in una vicenda dai contorni confusi e sfumati proprio a causa dell'editing.
Follia allo stato puro tagliare più di 100 pagine di storia.

De La Casa Della Bestia ricordo giusto un rigo di Stephen King nel suo saggio Danse Macabre in cui inseriva questa storia tra quelle non riuscite per quel che concerne il tema delle case stregate.
In effetti questo primo romanzo dell'autore paga un po' le dinamiche troppo all'acqua di rose dei suoi personaggi che sembrano in molti punti uscire fuori da un romanzo Harmony o da Beautiful per la facilità con cui si innamorano e si relazionano tra loro.
Può essere una scelta voluta, ma a me è piaciuta poco.
E' un vero peccato perché dal punto di vista horror è un romanzo godibile.
Ed è anche molto crudo per quel che concerne sesso e violenza.
Ecco, questo è proprio un tratto distintivo dell'autore.

Non risparmia propria nulla al lettore.
Laymon descrive il tutto con dovizia di particolari anche nel caso di questo romanzo dove uno dei protagonisti negativi è un pedofilo.
In più La Casa Della Bestia ha a mio avviso un finale molto azzeccato.
Certo, non proprio inaspettato per chi è avvezzo al genere, ma contestualizzandolo al periodo in cui è stato scritto, per me funziona benissimo.
Insomma, non sono d'accordo al 100% con Stephen King anche se non inserirei assolutamente questo romanzo tra la letteratura gotica.

La Bara è il romanzo più corposo ed è anche quello che io ho apprezzato di più.
Suppongo sia anche l'opera più conosciuta di questo scrittore.
Verte tutto sul ritrovamento da parte di due coppie vicine di casa di una bara con all'interno il cadavere impalato e mummificato di una giovane donna.
Finale troppo frettoloso a parte, per me è un romanzo riuscitissimo che mi ha tenuto incollato fino alla fine.

In più pone un punto di vista trasversale rispetto ai canonici racconti di vampiri, il che non guasta.
Se dovessi consigliare un romanzo di Laymon tra quelli che ho letto, i miei favori andrebbero tutti su questo.
E' anche facilmente rintracciabile.
Anche se ho notato che almeno dal punto di vista dell'usato i suoi romanzi si trovano abbastanza facilmente su Ebay e siti affini.
Quindi se avete voglia di leggere un autore horror fuori dai canoni abituali di Stephen King e soci, Laymon può fare al caso vostro.
La sua prosa è leggera, ma allo stesso tempo affilata.
Cruda, ma godibile.
A me piace.
Meriterebbe più visibilità.
Diamogliela.


Alla Prossima!















mercoledì 29 novembre 2017

La Casa Del Diavolo

« Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola. »
L'incubo Di Hill House - Shirley Jackson

Da che io ricordi c'è sempre stata.
Ed è sempre stata cosi.
Io sto invecchiando e lei sta invecchiando con me.
Magari io morirò e lei sarà ancora lì, che si ergerà decadente ma ancora maestosa.
Per il decoro cittadino non sarebbe un bene, ma per ciò che ha rappresentato nella mia infanzia e nei miei ricordi, forse egoisticamente sarebbe meglio così.
Perché essa è stata un elemento cardine ed immaginifico della mia fantasia e di chissà quanti altri della mia generazione.
Perlomeno di quelli che vivevano nelle mie zone.
La chiamavamo La Casa Del Diavolo.
Ed ognuno aveva una sua storia da raccontare, una sua esperienza o quella che gli era stata raccontata da un fratello, un cugino, un parente, un amico o un amico dell'amico.
Credo che sia nata dal passaparola questa sorta di leggenda metropolitana e di nomea che perdura ancora adesso, ma solo nella mente di noi quarantenni/trentenni.
La sua leggenda sta svanendo, ma perdurerà finché qualcuno la ricorderà.
Eppure questo edificio in disuso esiste e persiste ancora adesso dominando gran parte del viale.

In origine dovrebbe essere stato un pastificio che andò distrutto negli interni a causa di un incendio che causò morti e feriti.
Da lì iniziarono i racconti che diedero inizio alla nomea che si portò in dote.
Operai che anche dopo mesi vedevano fiamme o vedevano fantasmi di vittime carbonizzate, strani rumori negli appartamenti vicini che si diceva nessuno voleva comprare o affittare, gente che spariva all'interno e non veniva più ritrovata ed altri migliaia di racconti che noi ragazzini assorbivamo con miscuglio di paura ed esaltazione.
E' un po' come la mia personale casa stregata di Benefit Street di Lovecraft, come la Marsten House di Stephen King, come la Hill House di Shirley Jackson o la casa degli Usher di Edgar Allan Poe.
C'è sempre una casa/palazzo/manufatto/costruzione negli incubi e nel cuore di un ragazzino.
Ed a volte alberga nell'eternità dei ricordi.
Così com'è lei per me.

Alla prossima!


martedì 14 novembre 2017

Consigli per gli acquisti: Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello / Lizzie - Shirley Jackson

Qualche settimana fa scrissi su Twitter che io di Shirley Jackson avrei letto anche la lista della spesa.
Non cambio idea su quello che scrissi, anzi ci aggiungo che riuscirebbe a procurarmi disagio ed inquietudine anche solo narrando delle sue gesta mentre affetta le carote o il prezzemolo.
Ed è un vero peccato che di un'autrice di così elevato talento noi lettori ci siamo potuti gustare così poco.
Shirley ha una scrittura elegante ed invidiabile ed anche quando le sue storie non hanno elevati picchi di climax riescono a trattenere l'attenzione del lettore fino all'ultima frase ed anche oltre.
Ecco, questo è un aspetto fondamentale.
Ci sono libri che appena li chiudi li impili in libreria e la tua storia con loro finisce lì, magari relegata ad un futura lettura appena verrà meno la memoria storica.
Altri invece circumnavigano nel tuo cervello per giorni e giorni ed è a quest'ultimi che appartengono le storie d Shirley Jackson.
Storie ambigue che ti spingono ad una riflessione analitica.
Per me questo vale tanto.

Oggigiorno siamo invasi da letteratura semplice ed orizzontale, ma sono poche quelle storie che scavano nell'animo umano e vanno in profondità, soprattutto nell'ambito horror e gotico.
Questi due romanzi non li assocerei all'horror nel senso più mainstream del termine, ma di sicuro lasciano un'impronta molto più marcata di molte mostruosità e vari esseri soprannaturali.
Qui il male alberga dentro.
E' insito in noi e in chi ci circonda.
Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello e Lizzie hanno una trama molto basica e monocorde e procedono fino alla fine senza particolari momenti di suspence e questo a prima vista può sembrare un difetto, ma ti seducono seminando dubbi ed inquietudini su ogni aspetto della storia e dei suoi splendidi e complessi personaggi.
Tuttavia se cercate dei libri d'evasione e con una struttura a livelli molto cinematografica con villain e crescendo finale siete nei libri sbagliati e lascerei perdere.

L'edizione dell'Adelphi è sempre curatissima per ciò che concerne la confezione, ma ahimè il prezzo di questa casa editrice è sempre molto alto per quel che concerne le proprie pubblicazioni anche quando si tratta di romanzi degli anni '50/60 come in questo caso.

Ah, Shirley vorrei che tu avessi scritto cinquanta romanzi.
Li avrei letti tutti, te lo giuro.

Alla prossima!


sabato 4 novembre 2017

Parliamo della paura, io e voi

Parliamo della paura, io e voi.
Questo splendido incipit della prefazione di A Volte Ritornano di Stephen King che io rileggo almeno due, tre volte l'anno, mi da spunto per parlare proprio di questo argomento che può essere analizzato da molte angolazioni sia cinematografiche/letterarie che non.
Perché la paura fa parte di noi, ed anche i più grandi eroi non ne sono esenti.
Temiamo tutti qualcosa.
Da adulti le nostre paure sono molto più reali e pragmatiche.
Paura di perdere il lavoro, delle malattie, della perdita dei propri cari, del terrorismo, dell'invecchiamento, della candida o dell' HIV dopo una scopata senza preservativo o di quel neo che magari un giorno ci ucciderà.
Da bambini sono molto più irrazionali e circoscritte.
Persino incomprensibili e misteriose, in molti casi.
E' un argomento che mi è tornato in mente mentre vedevo la trasposizione cinematografica di It e mi domandavo sotto quale aspetto mi sarebbe apparso.
Mi sarebbe apparso come Clown? Come Lupo Mannaro? Come il senzatetto che voleva fare a Eddie un pompino?
C'è sempre stato qualcosa del pedofilo e del molestatore dietro l'aspetto clownesco e mostruoso di It ( ma è anche ovvio visto che la figura di It nelle vesti clownesche di Pennywise è ispirata a John Wayne Gacy uno stupratore/serial killer che nel "tempo" libero era solito partecipare alle feste di beneficenza vestito da clown ).
Voi vi siete posti questa domanda?
Che risposte vi siete dati?
Avevate delle paure infantili?
Ho fatto un indagine tra i miei ricordi e ne ho trovate diverse.
Alcune erano legate a fatti reali, ma molto più spesso derivavano da immagini cartacee e/o cinematografiche.
Alcune mi hanno accompagnato persino fin quasi l'adolescenza.

Le primissime vengono dalle pagine dell'enciclopedia/libri per ragazzi I Quindici.
La favola di Zio Lupo e la figura in primo piano del mandrillo sono dei veri e propri traumi infantili per il sottoscritto.
Mio fratello e mia sorella li usavano contro di me tutte le volte che diventavo molesto o soltanto per stuzzicarmi.
E devo dire che funzionavano sempre.
Molto di più delle " minacce " di mia madre che mi avrebbe mandato al collegio oppure che avrebbe chiamato gli zingari per portarmi via insieme a chissà quante altre ed eventuali classiche frasette per ammansirmi che tutti quanti abbiamo sentito in loop miriade di volte e che poi una volta adulti riusiamo con un minimo di aggiornamento attuale verso i nostri fratellini/figli/nipotini vari.

Avevo anche paura di Lupo Ezechiele quindi posso ipotizzare che It mi sarebbe apparso in forma lupesca.
Mentre stranamente il lupo di Cappuccetto Rosso non mi faceva né caldo né freddo.

Avevo un rapporto conflittuale con l'acqua marina.
Da piccolino mi stavo soffocando con il boccaglio di una maschera che mi sono infilato fin quasi in gola mentre giocavo sulla battigia con un pupazzetto di Goldrake ( andato perso tra le onde tra la confusione generale).
Ho ricordi confusi di quell'episodio, ma ricordo ancora la sensazione di soffocamento ed i conati di vomito con gli occhi rivolti verso il mare con le onde che sembravano bearsi di ciò.
Il mio secondo rapporto conflittuale con l'acqua avvenne quando decenne caddi nel porto della mia città.
Con altri ragazzini andavamo a caccia nei massi di conchiglie e lumache di mare quando decisi di saltare su uno scoglio bagnato e ricco di muschio scivolando letteralmente in acqua.
Dovettero tirarmi su in due visto che io non riuscivo ad arrampicarmi ed ero completamente terrorizzato.
La paura di quello specchio d'acqua mi è rimasta per anni ed ancora adesso se ci passo a pochi metri di distanza provo una minima sensazione d'angoscia, come se la cosa non mi avesse abbandonato del tutto.

Avevo paura che la macchina di mio padre saltasse in aria durante l'accensione o mentre apriva lo sportello.
Questa è meno assurda di quanto si pensi.
Sono nato e cresciuto in un periodo in cui nella mia città vi era una e propria guerra di mafia con centinaia e centinaia di morti ammazzati ( anche nel mio quartiere ) e da infante avevo paura potesse capitare anche alla mia famiglia tramite una bomba.
Non so il perché dell'associazione ma ricordo proprio il momento in cui mio padre inseriva la chiave nella nostra Fiat 131 ed io che pensavo: " ecco, ora fa Boom! ".

Il gioco di luci dei fari delle auto che creavano ombre mostruose nella camera dei miei cugini che mi ospitavano durante le estati delle medie.
Alcune volte sembravano quasi assumere forma umanoide.
Ed avevo undici anni, mica cinque.

Il mio cortile al buio.
Quando la sera verso le 21 tornavo a casa dal Bar dove andavo a giocare ai videogiochi c'era un punto nel mio cortile a ridosso di una scala che era quasi completamente al buio e che io mi facevo sempre correndo.
Non ne ho mai compreso il motivo visto che la luce lì era scarsa ovunque, ma in quel punto era come se percepissi qualcosa che non andava.

Avevo paura delle siringhe e farmi una puntura era una vera e propria impresa, ma credo che questa sia una paura che appartiene a migliaia di altri individui.

Una scena del film Phenomena mi terrorizzò per settimane.
Esattamente quella in cui le lucciole arrivano in aiuto dell'allora giovanissima Jennifer Connelly ed a migliaia invadono la faccia del villain del film.

Una delle scene iniziali di Laguna Blu ed esattamente quella in cui i due giovanissimi protagonisti trovano morto l'anziano cuoco che si prendeva cura di loro.
La scena in cui voltavano il cadavere e dalla bocca spalancata saltavano fuori dei granchietti mi spaventò moltissimo.

Indiana Jones ed il tempio maledetto mi inquietò molto di più di Nightmare, Shining o L'esorcista.
Per me quel film è horror puro.
Ed alcune scene del film mi fanno ribrezzo anche adesso ( la scena con gli scarafaggi me la sognavo di notte ).

Alien di Ridley Scott.
Inutile dire quale scena. Forse la scena madre horror per eccellenza.

E' strano che spesso mi abbiano fatto  paura dei film non associabili alle pellicole horror.
Forse perché comunque in un horror arrivi già preparato e sai già cosa aspettarti, mentre in quelle pellicole venivi colto di sorpresa.
Oppure semplicemente perché è sempre stato il mio genere preferito e quindi non riuscivo a temere del tutto qualcosa che in fondo mi affascinava e che amavo.
Sono sempre stato sedotto dal mostro e dal male.
Se fossi stato il personaggio di un film, io sarei di sicuro il morto del prologo o della prima scena ( tranne quando a rubarmi la parte sarebbero stati il nero di turno o la bonazza in costume o in reggiseno ).

Alla Prossima!






























sabato 28 ottobre 2017

Svender/e/rsi

Ho parlato più volte della mia storia d'amore adolescenziale con i fumetti in generale ed in particolare quelli Marvel.
Roba che il mio edicolante ci è andato a nozze per anni ed io invece mi sono risparmiato ettolitri di birra e magari di fumo.
E così mentre molti camminavano con le Marlboro o le Merit in tasca, io camminavo fiero con il mio numero dell'Uomo Ragno o degli X-Men in saccoccia.
Ma allora  avevo una diversa percezione del tempo e non pensavo molto al di là.
Era tutto circoscritto al presente e l'idea di collezionare una roba che non avrebbe avuto fine ( se non per un fallimento impensabile della casa delle idee ) non mi pesava.
Mi è pesata dopo dieci anni e mi è pesata in questi ultimi anni e mesi in cui guardavo la mia libreria e mi rendevo conto che moltissimi di quei fumetti erano lì a prendere polvere da quasi quindici anni.
Talvolta mi mettevano persino ansia.
L'idea di invecchiare e di vedermi vecchio e canuto con i miei fumetti da adolescente ancora in bella mostra in libreria, mi metteva disagio.
Mi è così balenata l'idea di venderli e di svendere il mio passato.
Svendere è la parola chiave, perché di quello si tratta.
Però non ho rimpianti di sorta.
Mi sono reso conto con il tempo che per quanto possa essere bello leggere un libro/una graphic novel/un fumetto non garantisce certo la sopravvivenza e di fronte alla possibilità di comprarsi un paio di scarpe per l'inverno o mettere il pranzo/cena in tavola non c'è nessun confronto che tenga e non c'è nessun numero degli X-Men di Chris Claremont o di Spiderman di Jean Marc De Matteis che tenga.
Ho venduto metà della mia libreria di fumetti e potrei vendere in futuro anche ciò che non vorrei vendere, ma ancora ( per fortuna ) non sono arrivato a quel punto.
Da un punto di vista altruistico potrei provare a difendermi dicendo che vorrei dare la possibilità di leggere queste storie a qualcuno che ne ha più voglia di me visto che alcune di esse non l'ho più sfiorate da anni.
Ed è giusto passare il testimone invece di lasciarle lì alla mercé di polvere, acari e quant'altro.
E poi almeno non corro il rischio di morire seppellito da fumetti, libri e manga.

Alla Prossima!

mercoledì 18 ottobre 2017

Tenebre - Robert McCammon

L'ultimo mese l'ho passato in compagnia delle opere di Robert McCammon.
Ho già parlato di lui e non voglio ripetermi ulteriormente, ma sappiate che merita ampiamente di essere letto e considerato di più.

Tenebre è il romanzo più corposo che ha prodotto ed è quello che considero un po' l'Opus Magnum tra quelli che ho letto.
Di sicuro è quello che mi ha colpito di più.
A chiunque vi si avvicini credo che gli venga naturale l'associazione con L'Ombra Dello Scorpione di Stephen King.
La lunghezza del romanzo ed il tema del post apocalittico di stampo fantasy/orrorifico/religioso con elementi soprannaturali fa sembrare i due romanzi molto sovrapponibili, ma in verità prendono due strade completamente diverse.
Anzi, per certi versi nel romanzo di McCammon si percepisce di più l'essenza del viaggio e della sopravvivenza, forse perché è proprio l'ambientazione di un mondo praticamente distrutto dalla guerra nucleare a rendere più vivida ed immersiva la lettura.
Un mondo brullo e senza sole e di acqua contaminata e di aria impura, di pustole e radiazioni, diciamo che più che L'Ombra Dello Scorpione lo rendono accomunabile allo splendido La Strada Di Cormac McCarthy.
Ovviamente parlo semplicemente di complementarità e non sto paragonando lo spessore narrativo dei tre romanzi che offrono tre differenti versioni del post apocalittico.
Lungi da me addentrarmi in contesti che competono solamente al gusto altrui.
Soprattutto perché parliamo di un genere che con il tempo è praticamente diventato un cliché visto che vanta anche numerosi sottogeneri ( basta pensare alle apocalissi zombie o di vampiri).

Pubblicato nel 1987 con il titolo di Swan Song, in Italia è arrivato soltanto nel 1991 grazie alla Mondadori con il titolo ovviamente modificato in Tenebre ( è un vizio che non ci toglieremo mai ).
Da allora naviga nel limbo dei fuori catalogo.
Ultimamente la Gargoyle Books ha ristampato alcune delle sue opere quindi non è implausibile che il romanzo possa finalmente essere ripubblicato ed essere apprezzato anche da altri lettori.
Essendo fuori catalogo ho visto spesso venduto questo romanzo a prezzi poco consoni su Ebay ed affini ( con cifre vicino alle 40 Euro ) e l'unica speranza è beccarlo in qualche bancarella, mercato delle pulci, biblioteca o negozio d'usato. 
Più facile leggerlo per vie traverse usando la benda sull'occhio d'ordinanza.
E' un vero peccato che opere del genere vengano lette solo da pochi appassionati a discapito di una politica da mass market applicata anche al circuito librario in cui tutti vendono sempre gli stessi quattro libri e quattro autori dell'horror e del fantastico.
Non resta che confidare nella Gargoyle.

Sulla trama ho detto poco e me ne dolgo, ma ci sono recensioni molto più belle ed esaustive ed è giusto affidarsi a quelle:


Dal canto mio posso solo aggiungere che è impossibile non affezionarsi a Swan, Sister, Josh e agli altri personaggi sia positivi che negativi che permeano questa storia.
Tenebre è un romanzo lungo e secondo me in alcune dinamiche è prevedibile se si è avvezzi al genere, ma ciò non toglie che vale tutto il tempo speso nella lettura.
Di sicuro vi farà apprezzare di più il cielo, il sole, la vita, l'agricoltura ed il cibo che mangiate in tavola tutti i giorni.
Sperando che mai nessuno " prema " quel tasto che è capace di mandare in malora un mondo intero, io mi congedo e vi dico:

Alla prossima!


P.s: ad un certo punto della storia Swan viene definita come la ragazza del ghiaccio e del fuoco.
Che George R.R.Martin abbia letto e preso spunto da questa storia per la sua proverbiale saga?
Mi pare una coincidenza piuttosto strana.





 

venerdì 6 ottobre 2017

I Cacciatori Di Lumache

Ultimamente sono più presente su Instagram che altrove ( a proposito, se vi va aggiungetemi ).
Una delle ultime foto che ho postato è stata quella di una lumaca che da un paio di giorni tentava di arrampicarsi nel muro fino a trovarsi in direzione proprio della mia finestra.
Purtroppo da allora l'ho persa di vista.
Starà scrivendo la propria storia o starà percorrendo la sua strada con la sua calma ammirevole ed infinita.
Forse è caduta ed è morta.
Forse ha raggiunto la finestra ed è dentro casa mia.
Nascosta.
Chi lo sa.
Forse arriverà fino al mio letto e mi entrerà in bocca ( la mia naturale inclinazione orrorifica viene sempre fuori).
Quello che so è che ha risvegliato molti dei miei ricordi di infanzia.
E' strano dirlo, ma erano anni che non vedevo una lumaca.
Ero così preso da altre faccende che a volte non mi accorgo della vita che mi sta intorno.

Io e miei amici da piccoli eravamo ossessionati dalle lumache.
Passavamo pomeriggi interi a cercarle in ogni anfratto possibile del cortile, dietro ogni pianta selvaggia, sotto le mattonelle traballanti ed in ogni angolo possibile ed inimmaginabile.
Esploravamo giardini abbandonati, aiuole, marciapiedi, ma soprattutto eravamo attirati dalla grande casa con annesso giardino dove viveva la nostra nemesi.
Che era anche il nostro territorio preferito di caccia.
Che era anche il posto in cui più spesso ci cadeva il pallone e quindi si correva il rischio e si andava a recuperarlo scavalcando il grande muro ( lo facevano i più grandi che poi ne approfittavano e rubavano l'uva fragola che cresceva radente il muro).
Noi che eravamo piccoli e quindi bassi non potevamo certo scavalcare il muro e quindi per entrare ci toccava aspettare che la saracinesca venisse aperta.
E quando succedeva... si andava a caccia.
Era un po' come una caccia al tesoro, un po' come trovarsi in compagnia di Sandokan e Yanez nelle loro avventure, con quell'occhio sempre attento a non perdere di vista la serranda ( che si abbassava automaticamente ) e l'ingresso della casa.
Con il cuore in gola, ma al contempo esaltati.
Infilavamo le lumache trovate in delle scatole, come fossero dei piccoli gioielli o come dei preziosi minerali trovati nella terra.
Poi improvvisamente l'avvio del motore della saracinesca e l'arrivo della nostra nemesi con il bastone della scopa in mano pronta a picchiarci e a chiuderci dentro ci riportava alla realtà.
E noi via, correndo, con il nostro prezioso carico in mano e cercando disperatamente di uscire prima che la saracinesca si chiudesse, come novelli Indiana Jones o qualsiasi altro avventuriero di quel periodo.

Quella signora, che poi nemesi non era, ma temeva semplicemente che gli calpestassimo le piante ed i fiori o che volessimo fare vandalismo, morì pochi anni dopo.
Incredibile come una semplice lumaca in un giorno qualunque di ottobre, sia riuscita a farmi ripensare a lei.